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«Nel giorno chiamato “del Sole” ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente. … Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che è il giorno del Sole, apparve ai suoi Apostoli e discepoli».

Giustino, Apologia I, 67,3.7

 

 Orari delle Messe festive nella Forania 

SS. Annunziata ore 07,30  
San Lorenzo Martire ore 08,00  
San Giovanni Battista ore 09,00  
San Francesco ore 09,30  
San Giorgio ore 10,00  
Convento Cappuccini ore 10,30  
San Lorenzo Martire ore 10,30  
Santa Maria a Vico ore 11,00  
SS. Annunziata ore 11,15  
Santa Maria delle Grazie in S. Caterina  ore 11,30  
Sant'Elia Profeta in Sovvieco  ore 17,00  (legale 17,30)
Santuario Maria SS.ma Carbonara ore 10,30  
San Pietro Apostolo in Curti ore 18,00  (legale 18,30)
SS. Annunziata ore 18,00  

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Da un atto del notaio giffonese De Russis si evince che il Convento dei Servi di Maria SS. di Carbonara fu fondato nel 1490 per volontà della nobildonna Fiorella Falivena.

Fondatore religioso il Padre Maestro Eusebio de Granitis che, come recita l’atto conservato negli Annali dei Servi di Maria, nel 1490 ricevette “questo luogo celeberrimo per la molteplicità e singolarità dei miracoli” (tuttavia secondo una pergamena dell’Archivio di Stato di Firenze il convento risalirebbe al 1420). 

La leggenda vuole che il quadro della Madonna, motivo centrale della fondazione stessa del convento, ritrovato in un anfratto del monte Leggio da un carbonaio, venne da questi portato nel villaggio di Curti.

Il popolo volle innalzare un tempio sul luogo del ritrovamento ma, durante i lavori, avvenne che il tempio in costruzione e tutto quello che vi era dentro venissero miracolosamente trasportati, di notte, nell'attuale sito del convento. Il quadro, in ogni caso, presenta tratti tipicamente bizantini, che fanno pensare ad un'epoca anteriore all'anno mille.

Protetti dalle montagne e lontani dal paese, monastero e chiesa rappresentarono luogo di rifugio per i credenti, punto di appoggio per chi si era perso nel bosco e, purtroppo, anche meta di ladri e banditi che con la forza costringevano i monaci ad aprire loro le porte e fornire ospitalità.

 

Come se non bastasse freddo ed umidità martellavano i monaci cui, data l'amenità dei luoghi, era difficile dare soccorso medico. Nel 1633 si pensò, come si legge in una supplica del Priore Generale dei Servi alla Sacra Congregazione, di trasferire il monastero perché “luogo umidissimo di aria pessima, cinto da montagne, e perché i monaci essendo lontani dai casali di detta valle, in tempo di infermità non possono né essere soccorsi con medicine, né visitati da medici”. 

Con il permesso Pontificio e l'avallo dell’Università di Giffoni Valle Piana che comprese la necessità di strappare il convento dalle mani di delinquenti ed assassini che “con l'ìnquietar li poveri frati notte e giorno, si consumarono le sostanze di quel povero convento, per cui detti buoni padri hanno perso la devozione et elemosina del popolo”, i frati si trasferirono nella grancia del Casale di Torello, nella Cappella della Consolazione, ad uopo costruita, nel 1641. 

Nel 1676, sopraggiunte nuove controversie con “gentiluomini di malaffare” dell’Università, “Traslatione facienda ab uno conventu ad aliud”, come si evince dai Registri dei Padri Generali dell’Ordine. 

Del 1779 si ha notizia del solo “conventino di Carbonara, situato dentro al monte, un miglio e più distante dall'abitato con due religiosi, di cui uno sacerdote e l’altro laico professo”.

Nel 1810, per le soppressioni napoleoniche, essi furono costretti a lasciare il santuario. Il tempio fu affidato al parroco di Curti, mentre il chiostro e parte del convento furono trasformati in cimitero della Congrega del SS. Rosario. In chiesa furono costruiti altari e sepolture patronali.

Nel 1855 un terremoto fece crollare la volta principale ed avvio l’edificio ad un lento degrado.

Nel 1889 il parroco Gubitosi, con l’aiuto del popolo, inizia l’opera di restauro ricostruendo la volta sulla navata principale e avvia un risanamento dell’edificio.

Nel 1928 il parroco e vicario Foraneo d. Luigi Sica completa il restauro ed ottiene dal Capitolo Vaticano l’incoronazione dell’immagine venerata nel Santuario, dopo il restauro effettuato dal pittore Clemente Tafuri. L’anno successivo i fedeli commissionarono un affresco nuovo, raffigurante la Vergine con il Bambino, proprio a Tafuri ed ancora oggi si venera quest’immagine.


Per circa trent’anni (1973-2005), don Generoso Bacco, parroco di S. Pietro Apostolo e S. Maria delle Grazie di Giffoni Valle Piana, si è preso cura del santuario della Madonna di Carbonara, provvedendo a vari lavori di restauro e celebrandovi regolarmente le sante messe.

In particolare il 23 novembre 1980 il Santuario a seguito del sisma venne gravemente danneggiato, tra l'altro con il crollo una vela affrescata dell’abside. Un comitato cittadino, dopo il sisma, mise in sicurezza la tettoia evitando le infiltrazioni d’acqua. Nel 1992 con i fondi del provveditorato alle opere pubbliche si procedette al restauro e alla riapertura al culto.

Poi, l’allora arcivescovo, mons. Pierro, affidò il santuario ai Serviti (Servi di Maria), i quali ne presero possesso, all'inizio per un solo anno.

Il convento di S. Maria di Carbonara è rimasto l’ultimo dei quattro conventi dei Serviti della provincia di Salerno insieme a quelli di Sieti in Giffoni Sei Casali, S. Cipriano Picentino e Montecorvino Rovella. Presenta uno stile romanico, con mura spesse e soffitti archivoltati.

La chiesa è a tre navate con archi che dividono gli spazi, in cappelle laterali con i sepolcri funerari delle famiglie della località. Le sue pareti sono decorate da un ciclo di pitture murali del cinquecento rappresentanti la vita di Maria, mentre la zona presbiteriale, racchiusa in una balaustra marmorea finemente lavorata, conserva affreschi e la tela suddetta del Tafuri.

Rettore: don Flavio Manzo, Vicario Foraneo

Per prenotazioni visite, giornate di ritiro, matrimoni e celebrazioni varie, rivolgersi al responsabile attività:

diacono don Alfonso Fierro - tel. 3913704522

Parroco Parrocchie San Pietro e Santa Maria delle Grazie, San Giovanni Battista ed Elia,

don Generoso Bacco - tel. 3389461767

Conto corrente: BANCA CAMPANIA CENTRO AGENZIA GIFFONI V.P. SA IBAN: IT09A0837876220000000346966

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Della chiesa di “S. Pietro de Curti” si ha notizia nel 1309: essa risulta retta dal figlio di Filippo di S. Mango mentre Matteo Caputscroffa insieme al primicerio salernitano Pietro Sadone ne tiene in beneficio alcuni possedimenti.

Dagli atti di S. Visita del 31 luglio 1511, apprendiamo che il cappellano della chiesa parrocchiale di S. Pietro “de Curtibus” tiene in beneficio anche la cappella di S. Caterina nel casale Torello.

Nel 1545, con bolla pontificia, viene nominato parroco di Curti don Bernardino De Mancinis.

Nel 1612, la cappella della SS.ma Annunziata ubicata nella chiesa parrocchiale viene affidata a don Bernardino Sica.

Nel 1760 viene riscostruita la navata centrale completamente distrutta a seguito del crollo verificatosi nel 1736.

La parrocchia viene unita con quella di Santa Maria delle Grazie il 28 giugno 1986.


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Le prime notizie della Chiesa di S. Caterina nel Casale Torello, dalla quale prende anche il nome la frazione, risalgono al 1511 e si configurano con la “Cappella di S. Caterina” di patronato della famiglia Cesario “semplice beneficio” in dotazione al parroco di Curti.

Successivamente il nome della cappella viene assegnato al luogo mentre la chiesa prende il titolo di S. Maria delle Grazie.

Dagli atti di S. Visita del 1565 la ritroviamo con il titolo di confraternita mentre nel 1570 è già “Ricettizia di S. Maria delle Grazie” di patronato della famiglia Troisi.

La chiesa ha l’ingresso principale verso Nord che si apre su una piazzetta delimitata dal palazzo Visconti. Ad ovest, lungo la via Torello, è situato l’ingresso della congrega del SS.mo Rosario, il lato est invece è stato costruito sulle pendici dell’alveo del fiume Rio secco,

All'altare maggiore è eretta la confraternita, poi estinta, di S. Michele Arcangelo che la amministra fino al 1728.

Dagli atti della S. Visita pastorale effettuata da Mons. Luppoli il 2/07/1833 emerge lo stato di abbandono spirituale in cui versa la contrada Torello per cui, per ovviare a tali condizioni religiose, la Chiesa di S. Maria delle Grazie in Torello viene elevata a Parrocchia dismembrando il territorio da Curti e, per il casale “Aria” da S. Giovanni.

Il 10 luglio del 1833 viene nominato il primo parroco nella persona di Don Giuseppe Visconti.

L’attuale chiesa, di epoca rinascimentale è composta da una sola navata, presbiterio e sagrestia; da quest’ultima, attraverso una scala interna, si accede all'attigua confraternita del SS.mo Rosario la cui fondazione risale al 1328.


All'interno, nella parte sovrastante l’ingresso, vi è l’organo, ai laterali vi sono otto altari (4 per lato) di patronato laico: il soffitto, in stile romanico, è formato ad arcate a volta.

Per accedere all’altare vi erano due gradini di 15 cm. sormontati, per l’intera lunghezza, da un arco a tutto sesto. L’altare maggiore, in marmo policromo, è staccato rispetto al lato sud del presbiterio ed è possibile accedervi dietro.

Sul muro, dietro all’altare, vi è una nicchia contornata da stucchi barocchi dove è posizionata la statua della “Madonna delle Grazie”.

La Chiesa, gravemente danneggiata dal sisma del 23/11/1980, con il contributo dello Stato e con le offerte dei fedeli nel 2012 viene, quasi, completamente restaurata e riaperta al culto il 2 luglio 2012.

Inaugurazione Chiesa S. Caterina con il Cardinale Martino

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Non si hanno notizie anteriori al 1309 quando tra le chiese di Giffoni viene indicata quella di S. Elia che ha come rettori Matteo de Protoiudice e Filippo Santomango.

Nel 1511 è parrocchia mentre nel 1542 risulta come rettoria conferita a Cesare Capone.

Nella visita pastorale del 1609 risulta che la chiesa ha una rendita di carlini 4 che vengono divisi tra il parroco ed il rettore in parti uguali. Il parroco celebra dall'altare maggiore nei giorni di domenica ed in quelli festivi, il lunedì per i defunti ed il sabato per la Vergine Arroccata ai piedi di una roccia.

La chiesa, nel corso dei secoli, ha subito numerosi interventi di manutenzione, non ultimo quello a seguito del sisma del 1980.

 

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