Duccio di Buoninsegna, Incredulità di San Tommaso, Museo dell'Opera del Duomo - Siena

«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gv 20,27

L’affresco, conservato nel Monastero Dechani in Serbia (XIV secolo), mostra il famoso episodio dei discepoli di Emmaus, raccontato da Lc 24,13-34, avvenuto nello stesso giorno della Resurrezione (questo il motivo della presenza dell’Apostolo Pietro che contempla la tomba vuota sulla sinistra del dipinto). Secondo il brano evangelico i due discepoli, Cleopa e l’altro di cui non conosciamo il nome (ma l'iconografia ortodossa orientale attribuisce all'altro discepolo i tratti caratteristici dell’evangelista Luca), 'non lo riconoscevano; nel finale lungo del Vangelo secondo Marco, ci viene detto che Gesù 'apparve in modo diverso' (Mc 16,12): l’originale greco, ἐν ἑτέρᾳ μορφῇ, letteralmente indica 'un’altra forma. Ora, nell’affresco che stiamo contemplando, l’immagine di Gesù, lungo la strada prima (nella parte centrale) e seduto a mensa poi (sul lato destro) non assomiglia affatto alle rappresentazioni convenzionali del Risorto.

«Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti».

At 10,40-41